Free Mind

Heather Parisi

A chi preferisce parlare d'altro perchè la violenza sulle donne è scomoda e disturba più del gossip

Posted 25 Novembre 2019

Una settimana fa sono stata ospite a a Live Non è la D’Urso e da allora continuo a ricevere tantissime e-mail.

Parole di affetto e solidarietà, ma anche grida disperate di aiuto di donne che hanno vissuto o vivono esperienze simili a quella che ho vissuto io.

Quando sono stata invitata alla trasmissione, mi è stato chiesto di parlare della maternità a 50 anni e di sovranismo. Ho detto di no al sovranismo.

Perché volevo parlare di altro.

E non come fanno ahimè molti volti noti a fine carriera che si divertono a raccontare cosa hanno fatto sotto le lenzuola.

Io volevo parlare di un tema che mi sta a cuore, di un’esperienza che ha lasciato solchi profondi nella mia vita: la violenza sulla donna dentro le mura di casa.

Non ne ho mai parlato con nessuno se non con Umberto.

Quando vivi un’esperienza di quel tipo ti senti sola. È impossibile trovare aiuto.

Tutti minimizzano.

Io, poi, ho fama di ribelle, di pazzerella e a una come me, si crede ancora di meno.

Ti appiccicano addosso un'etichetta e te la tieni per tutta la vita.

L'ambiente attorno a te, non capisce o fa finta di non capire.

E non c’è da meravigliarsi. Anche ora c'e' chi non crede o non vuole credere.

Gente qualunque, ma anche gente che millanta conoscenze o frequentazioni.

E questi atteggiamenti si sommano alla violenza che hai subito, rendendola ancora più insopportabile.

Non più uno, ma cento, mille aguzzini, tutti quelli che ti giudicano senza sapere, che usano la tua debolezza per ergersi a moralisti, che preferiscono “parlare d’altro” perché la violenza è scomoda e disturba più del gossip.

Per questa ragione, per una donna, raccontare la violenza che ha subito dentro le mura di casa, è forse un dolore ancor più grande della violenza stessa.

Non è solo il ricordo di quanto ti è successo, non è solo la rabbia di non essere stata capace a ribellarti, ma è anche la vergogna di apparire agli occhi della gente sporca e debole e la consapevolezza che la gente ti giudicherà e alcuni ti condanneranno ingiustamente.

A me non importa. Oggi, non sono più la ragazza giovane e naïve, vulnerabile e ingenua di cui molti si approfittavano.

Oggi ho le spalle coperte da un rapporto d’amore vero, sincero, profondo e voglio sensibilizzare la gente di fronte a un problema reale e che si sottovaluta.

Per adesso, non mi interessa fare il nome del mio aguzzino. Domani? Forse.

In Italia c'è ancora troppa misoginia, troppe preclusioni nei confronti delle donne.

Una certa cultura e un certo modo di pensare di chi crede che la donna debba rimanere a casa, non fanno altro che fornire alibi.

Oggi io voglio dare coraggio a chi non ha ancora il coraggio, e non c’è modo migliore di parlarne e parlarne senza sosta e senza vergogna fino a sconfiggere un male odioso che affligge ancora troppe donne.

HPA

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