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Calling for Mommy

  • 19 Aprile 2017
  • heather
  • 6 Commenti
Calling for Mommy

 

Caro direttore Maurizio Belpietro,

lo so, già lo strillo avrebbe dovuto mettermi sull'avviso:

Cerchi La Verità? La trovi in edicola. Costa 1 euro.

Ma come? La verità è così difficile da reperire e lei direttore, la mette in vendita solo per 1 Euro.

I dubbi diventano certezze quanto leggo sul suo giornale l'articolo di Marco Guerra.

D'altra parte mi era già accaduto in passato. Nel 2011, quando era direttore di Libero, lei consentì a una sua giornalista (Selvaggia Lucarelli) di scrivere un'infinità di menzogne sul mio conto e sulle presunte ragioni del mio addio all'Italia.

Oggi mi capita per le mani, l'articolo di Marco Guerra ed ho l'ennesima comprova che tra il suo modo di fare giornalismo e "la verità" la differenza è incolmabile .

Strillo e titolo:

"VOGLIO LA MAMMA!" COPPIA DI PADRI GAY IN TILT: LA FIGLIA QUANDO PIANGE IMPLORA L'AIUTO DELLA MADRE - JOHN HART, SCRITTORE OMOSEX CANADESE, HA ADOTTATO UNA BIMBA ASSIEME AL COMPAGNO E ORA NON SI DA' PACE: "COME MAI QUANDO È DISPERATA CERCA UNA MADRE?" - I BAMBINI NON POSSONO DIVENTARE OGGETTO DI ESPERIMENTI SOCIALI PER SODDISFARE I DESIDERI DEGLI ADULTI.

Guerra racconta quanto scrive "John Hart, blogger e scrittore gay di Toronto che non riesce proprio a capire perchè la sua figlia adottiva possa implorare l'aiuto della madre".

E aggiunge: "Hart qualche giorno fa ha affidato il suo sfogo alle pagine di uno dei più noti siti per genitori omosessuali maschi, gaywithkids (il sito è gayswithkids con una s) dove "non riesce a darsi pace per l'invocazione della mamma da parte della figlia".

Qualche giorno fa? L'articolo di Hart è del 25 Luglio 2014 e quindi di ben 3 anni fa !!!

Perchè tirarlo fuori adesso e mentire sulla data?  

L'articolo di Guerra è intriso di un'insopportabile sarcasmo e dei soliti beceri pregiudizi nei confronti dei "paranoici" genitori omosessuali incapaci di ammettere il limite di un ruolo genitoriale che (secondo Guerra) non può completarsi da sè".

In realtà, se davvero si volesse leggere l'articolo di Hart, se ne trarrebbero ben altre riflessioni.

Ma forse Guerra non conosce bene l'inglese o non gli importa e omette colpevolmente di riportare le spiegazioni che Hart dà per l'atteggiamento della figlia.

Il comportamento, spiega Hart, è del tutto naturale perchè la bambina imita (mimicking) le compagne e i compagni di scuola che quando si trovano in difficoltà "vogliono la mamma".

E noi sappiamo come il fenomeno imitativo in ambito adolescenziale sia estremamente diffuso e si estenda anche ad altri comportamenti.

E non conta nulla se Hart alla fine dipana ogni dubbio, raccontando l'episodio della figlia che senza imbarazzo o esitazione alcuna, ma con piena consapevolezza, ad una donna che le offre i fiori per la mamma, risponde che non lei non ha una mamma, ma un daddy e un papà.

Per Guerra è solo "un colpo di scena che aggiusta tutto", manco fosse una commedia americana.

L'analisi finale di Guerra è scontata: "Resta comunque il fatto che anche nel sito che esalta e promuove l'omogenitorialità aleggia il convitato di pietra della presenza della madre. Il grido «voglio la mamma» interroga anche buona parte della comunità omosessuale e il suo progetto di autorealizzazione. Molti gay - come Domenico Dolce e Stefano Gabbana - hanno infatti espresso la loro contrarietà alle adozioni per coppie delle stesso sesso, condividendo il principio che i bambini non possono diventare oggetto di esperimenti sociali per soddisfare i desideri degli adulti. Nell' istituto dell' adozione l' interesse superiore del bambino è ritrovare un padre e una madre. Ancora più brutale è poi la pratica dell' utero in affitto, che fin dal concepimento prevede la programmazione di un bambino che sarà orfano della madre".

Caro direttore e Caro Guerra, pretendere di fare analisi statistiche sul numero di gay pro e contro le adozioni per coppie dello stesso sesso, basandosi sulle parole di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, è come voler stabilire l'orbita di un satellite usando un aeroplano di carta. Dolce e Gabbana non rappresentano il mondo gay e per certi versi lo hanno profondamente tradito.

L'interesse superiore di un bambino è di trovare un ambiente famigliare sano e amorevole a prescindere da come è composto il nucleo famigliare. Finiamola di pensare che bastino due genitori di sesso diverso a fare una famiglia perfetta. Il mondo è pieno di famiglie tradizionali dove i figli subiscono abusi e violenze.

L'Italia si è distinta per ben più disastrosi esperimenti sociali, quelli sì da condannare. Penso al fatto che ancora oggi sia negato di fatto attraverso l'obiezione di coscienza dei medici, il diritto della donna di abortire con conseguenze drammatiche per le donne. Penso alla legislazione italiana sulla procreazione assitita che ha creato il fenomeno del turismo procreativo.   

Caro direttore Maurizio Belpietro, invece di fare un giornalismo urlato che parla solo alle viscere della gente, provi a fare un giornalismo sussurrato che apra la mente delle gente. 

 

HPA

 

Calling for Mommy

6 Commenti

  • stefania | 19 Aprile 2017 ore 10:30

    Heather sono in sintonia perfetta con tutto quello che hai scritto e ti rinnovo i miei complimenti...unica nota stonata con cui non mi trovo in sintonia con te è definire
    la lucarelli una giornalista...qui non ci siamo😁😁XS❤

  • roberta | 19 Aprile 2017 ore 13:51

    Tra la categoria dei giornalisti e quella degli avvocati non so quale sia la meglio: si potrebbe tirare la monetina, tanto, "invertendo i fattori il risultato non cambia..." A tutti i giornalisti, o presunti tali, che nel corso degli anni ti hanno ingiustamente e crudelmente offesa spero tanto si secchi definitivamente loro la lingua...

  • marco | 19 Aprile 2017 ore 15:43

    Grazie per l'articolo, ineccepibile e puntuale contro chi sta facendo dell'odio un mestiere.

  • massimopalermo | 19 Aprile 2017 ore 19:30

    Dear Heather, per me è molto importante ringraziarti e condividere il tuo articolo. Io e il mio ragazzo, 4 anni fa, abbiamo preso in affido un ragazzo di 16 anni che da 6 anni viveva in comunità insieme ai suoi due fratellini. Ora ne ha 20 e sta ancora con noi, pur avendo un buon rapporto con la sua famiglia. Non ci chiama papà, ma lui sa che per noi è come se fosse un figlio. Siamo stati in Rai e su giornali e siti, per parlare dell'affido e della possibilità di aprire l'adozione a single e gay. Lo facciamo anche grazie ad un romanzo scritto dal mio compagno. Stiamo ricevendo tanti appoggi e consensi e questo ci fa piacere. Mi piacerebbe parlarne meglio con te, se vorrai, questa è la mia mail massimodetrovato@libero.it Good lucky.

  • fiore | 21 Aprile 2017 ore 14:24

    ....a me diverte molto l'imitazione Crozza/Belpietro, fenomenale!

  • oliver | 22 Aprile 2017 ore 21:15

    Heather, che bell'articolo
    Molto più profondo e articolato di quelli di coloro che in Italia si ritengono portatori di Verità, incapaci però di uscire dall'area dei preconcetti e delle banalità.

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